A Purposeful Regression – Colavecchia

Il trittico video di Fausto Colavecchia Tempo (2010) funge da annunciatore della mostra: all’entrata, si può trovare una giustapposizione di sei pagine di una rivista originale del 1940. Si viene quindi immediatamente sfidati a trovare un insieme di possibili significati da ciò che resta degli intenti degli editori della rivista. Nel farlo, percepiamo la precarietà del momento di pubblicazione: quanto è effimera la nostra percezione e fragile l’intento dell’editore. In Father (2010), Colavecchia armeggia con immagini originali provenienti dall’archivio della sua stessa famiglia svelando un molisano all’estero. Nel farlo, l’intervallo di tempo tra il momento della cattura dell’immagine e la nostra lettura collassa e veniamo così lasciati a riflettere su cosa esisteva prima ma è ora diventato vago e indistinto; quello che l’artista vuole farci vedere e quello che sta trattenendo, determinando nuovi significati per noi stessi.

The montage triptych by Fausto Colavecchia Tempo (2010) functions as a herald to the exhibition: upon entry, one finds a juxtaposition of six pages from one original magazine of 1940, and is immediately challenged to find a new set of possible meanings from the remains of the intent of the magazine’s editors. In doing so we sense the ephemerality of the moment of issue: how fleeting our perception and fragile the intent of the publisher. In Father (2010), Colavecchia tampers with original images from his own family archive demonstrating a Molisano abroad. In doing so, the period of Time between the moment of image capture and our reading is collapsed and we are left to consider what existed but has become obscured; what the artist wants us to see and what he is withholding, and to determine new meanings for ourselves.

Colavecchia ci invita a guardare alla materialità dei documenti a cui ci affidiamo per fornire prove e a mettere in dubbio la loro implicita veracità e utilità. I suoi ultimi lavori nell’esibizione sono posizionati al centro della galleria. L’immagine de L’estrema distanza (1997 – 2010) è stata scattata nel 1997 su una pellicola di 35mm che è stata sviluppata ma lasciata senza stampare. La pellicola è rimasta lì dormiente fino a quando non si è presentata un’occasione per trovarne l’utilità. E nel contesto di questa esibizione e libro essa agisce come un frammento, offrendo un’esile traccia che è prova di quel momento di almeno 14 anni fa, su cui possiamo proiettare la nostra immaginazione.

Colavecchia urges us to look at the materiality of the documents we rely on to provide evidence, and to question their underlying veracity and usefulness. His ultimate work in the exhibition is positioned at the centre of the gallery. The image of L’estrema distanza (1997 – 2010) was captured in 1997 on 35mm film which was processed but left un-printed. The film lay dormant until the situation arose for it to find its purpose, and in the context of this exhibition and book, it acts as a fragment, offering a mote of evidence of that moment almost fourteen years ago onto which we can project our own imaginations.

Excerpts from the essay by Deirdre MacKenna Fermiamo il tempo e scendiamo… May we live in interesting times:

Connected Images

detail: Fausto Colevacchia 'L'estrema distanza' stampa digitale su alluminio dibond 1997-2010 122 x 85 cm © Cultural Documents

detail: Fausto Colevacchia 'L'estrema distanza' stampa digitale su alluminio dibond 1997-2010 122 x 85 cm © Cultural Documents

detail: Fausto Colevacchia 'Father' stampe fotografiche su carta hahnemuhle 2010 120 x 35 cm.  (trittico) © Cultural Documents

detail: Fausto Colevacchia 'Father' stampe fotografiche su carta hahnemuhle 2010 120 x 35 cm. (trittico) © Cultural Documents

Fausto Colevacchia 'Tempo' pagine originali di riviste del 1940 incorniciate 2010 180 x 43cm (trittico) © Cultural Documents

Fausto Colevacchia 'Tempo' pagine originali di riviste del 1940 incorniciate 2010 180 x 43cm (trittico) © Cultural Documents